Lavoro  

Media Educator, un lavoro di confine!

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Media Educator, un lavoro di confine!Tra i possibili sbocchi di Scienze della Comunicazione, benchè ancora pochi lo siano diventati, c'è quello del Media Educator. Ne abbiamo pescato uno, Amelia Capobianco, che si è raccontata per noi e che ringraziamo.

1. E' giusto dire che Amelia Capobianco è un media educator? (una tua presentazione, il tuo lavoro...)
Voglio sperarlo! Con tutto quello che ho studiato! Scherzi a parte ho seguito il percorso definito “ufficiale” per diventarlo il che vuol dire Laurea in Scienze dell’Educazione e Corso di perfezionamento in Media Education; la prima a Bologna con una tesi sui modelli culturali individuati nella testata Topolino della Walt Disney, il secondo frequentato alla Cattolica di Milano dove ho presentato un progetto su un nuovo prodotto Disney, Witch, che si caratterizza per la sua diversità da tutte le altre produzioni. Comunque altra formazione possibile è Scienze della Comunicazione + Perfezionamento/Master in Media Education, dipende dall’approccio che si vuole adottare se di tipo pedagogico o di comunicazione. Ho comunque cominciato a muovermi in questo settore, anche se non ancora completamente consapevole, lo ammetto, nel ’98 quando un Docente mi ha proposto di pubblicare una mia tesina su una rivista per educatori. Si trattava di un’analisi del cartone animato Lady Oscar; in seguito ho pubblicato altri articoli ma l’esperienza più importante è stata sicuramente quella legata al tirocinio nell’Accademia della Walt Disney Italia; ho lavorato con persone di grandissima competenza e disponibilità che mi hanno permesso di fare un buon lavoro per la tesi e di imparare tante cose. Ora organizzo corsi per vari gradi scolastici e per insegnanti, la prossima “lezione” sarà proprio da voi alla Sapienza.
1. Cos'è un media educator? Quanti ne esistono veramente?
Questo è un domandone soprattutto se pensi che non c’è ancora una definizione precisa di Media Education in Italia. C’è chi la ritiene già una disciplina e chi ancora solo uno stile di insegnamento. Io credo che un media educator sia, in quanto educatore (e qui devo tirare l’acqua al mio mulino!) un individuo che ha una grande responsabilità che è quella di fornire alla sua utenza gli strumenti necessari alla lettura e all’interpretazione di ciò che gli sta intorno in modo da permettergli di costruire una propria interpretazione, soprattutto quando si tratta di minori, di ragazzini che sono i soggetti più disarmati.
Su quanti siamo non saprei risponderti, dal mio corso e da quello precedente penso siano usciti un 50/60 persone, ma c’è una folta schiera di pionieri e di coraggiosi in genere che pure senza il “titolo” ufficiale si danno molto da fare in questo senso e da tempo, anche.
2. Come nasce un nuovo lavoro che attraversa due discipline: Scienze dell'Educazione e Scienze della Comunicazione? Quali sbocchi sono stati fino ad ora possibili?
Fino a che non mi hai posto questa domanda non avevo mai pensato troppo seriamente alle difficoltà che l’incontro di due discipline porta, per un semplicissimo motivo: la mia formazione universitaria mi ha sempre portata a ragionare su più discipline contemporaneamente, un’educatrice può lavorare con i minori in diverse condizioni, dall’handicap alla difficoltà sociale, all’emergenza (vedi centinaia di ragazzini kossovari o albanesi sbarcati sulle nostre coste), così come può lavorare con gli anziani o i tossicodipendenti o ancora nell’animazione o nei nidi. Come puoi ben vedere non si tratta solo di pedagogia ma anche di antropologia, di legislazione minorile, di neuropsichiatria, di igiene, di sociologia… ti abitui a pensare valutando più possibilità. Il problema non è il lavoro in sé ma mettere insieme “le teste” e farle collaborare, questo è fondamentale.
Gli sbocchi, per quello che è la mia esperienza, bisogna un po’ “inventarseli”. Il ruolo del media educator è già previsto in alcuni ambiti (vedi le autoregolamentazioni televisive), ma non è indicata una professionalità precisa, siamo ancora un po’ un’ombra. Trattandosi di una disciplina relativamente nuova abbiamo lo svantaggio di dover creare (o quasi) il campo di lavoro ma allo stesso tempo abbiamo il vantaggio di poterlo creare, non so se sono stata chiara. Non siamo certo i primi ma siamo tra quelli; e comunque l’esigenza della nostra figura è avvertita in molti contesti anche se ancora non in maniera chiara. Occorre essere capaci di mettersi in gioco, avere una grossa volontà e tanta passione.
3. Quanto c'entra l' "educazione" con i "media"?
Tantissimo, i media comunicano, informano, manipolano, formano…al contrario di molti non li vedo assolutamente come un’entità demoniaca ma sicuramente vanno conosciuti.
4. Ultima domanda più personale! Cosa è indispensabile, secondo te, per essere un buon media educator?
Qui parla l’educatrice: un grande senso di responsabilità, si tratta di un mestiere importante.

Abbiamo scoperto che con la passione e un po' di fortuna si arriva a realizzare i propri progetti futuri anche quando non sono del tutto chiari come in questo caso. Il Media Educator è dunque una figura professionale che può ancora inventarsi un po'.



03/02/2004