|
|
"L'arte non deve mai tentare di farsi popolare. Il pubblico deve cercare di diventare artistico. " Oscar Wilde
L'ondaUn banale esperimento si trasforma in movimento e fanatismo
16 Marzo 2009
L’onda –Die Welle di Dennis Gansel con Juergen Vogel, Frederick Lau, Max Riemet Germania, 2009
Recensione di Manuela Latini
“Di questi tempi c’è rimasto qualcosa contro cui ribellarsi? Quello che manca alla nostra generazione è qualcosa che crei coesione, un obiettivo unico!” Questo stralcio di dialogo si trova all’inizio del film: due ragazzi della scuola chiaccherano in una discoteca, durante un’uscita serale. Intorno a loro altri ragazzi che si ubriacano, ballano, fumano erba, mimano amplessi. La ”nostra generazione” di cui si parla non è quella dei nostri nonni che hanno affrontato la guerra e il nazi-fascismo. Hanno creduto nelle dittature, oppure hanno combattuto come partigiani contro le dittature. Noi non abbiamo ideali condivisi. Loro li avevano. In ogni caso, noi abbiamo imparato da loro: non si potrebbe mai ripetere l’esperienza di distruzione e morte portata da quei movimenti. D’accordo. Nel 1917 un professore di storia di un liceo americano a Palo Alto in California decide di fare un esperimento. Tiene una lezione sul nazionalsocialismo. Uno studente si chiede come sia stato possibile per un intero popolo, quello tedesco, accettare e nascondere il massacro degli ebrei? Il professor Ron Jones decide di iniziare con quella classe un esperimento: istituisce un regime, limitando la libertà degli studenti, autoeleggendosi leader. I ragazzi accettano le regole disciplinari con entusiasmo e motivazione. Ma la situazione sfugge di mano e il movimento, chiamato La terza onda, si trasforma in una vero regime assoluto, escludendo ed emarginando tutti coloro che non ne volevano far parte. L’esperimento venne interrotto, ma il risultato era stato raggiunto. Da questo esperienza traumatica, a detta dei partecipanti, viene tratto un romanzo che nelle scuole tedesche è molto famoso. Gansel insegue per anni il sogno di trasformarlo in film e alla fine ottiene i diritti. E’ il momento giusto. C’è una grande attenzione per il mondo giovanile e per la scuola: La classe- Entre les murs ha riscosso molto successo, ma si pensa anche al più vecchio The elephant.
Il fuoco del film, la sua forza narrativa sta nel tentativo di analizzare il “fenomeno della cieca obbedienza”, riuscendo ad entrare nella scuola in modo naturale e realistico. La scelta del cast, la sceneggiatura, le scelte musicali ed il montaggio: tutto contribuisce al realismo narrativo. Si viene trascinati dentro, ci si pongono le stesse domande che il professor Reiner Wenger pone ai ragazzi. Si rimane affascinati dal carisma del professore. Mentre in Entre le murs il giovane professore era più un nemico che un amico, qui è il referente assoluto, l’aggregatore, il capo. L’esperimento diventa pericoloso quando va a riempire un vuoto, il vuoto lasciato dalle famiglie e dagli affetti. Le due storie d’amore, quella del professore con sua moglie in attesa di un bambino e la coppia di studenti, rappresentano il tessuto sociale esterno alla scuola, ma è forse l’elemento debole del film perché ad interessare non è il singolo individuo ma il gruppo. E’ sconvolgente come all’nterno del gruppo, insieme agli altri, sembri tutto così normale e giusto. La scuola è la microstruttura sociale metafora della Germania prenazista e nazista. L’onda è finalmente quell’obiettivo comune. La musica rock, le feste e il divertimento, lo sport: tutti elementi aggregativi che creano senso a chi sente di non averne. I Balilla tedeschi si schierano davanti al loro professore con le camice bianche, convinti di essere finalmente forti. Il movimento motiva tutti, anche i più scarsi e il professore è gratificato dal successo ottenuto dal corso. L’onda travolge tutti con il suo logo e il saluto. Finchè il potere attraverso la disciplina non porta con sé anche la parte violenta, i rifiuti più pericolosi. Le coppie si disgregano, laddove si percepisce il pericolo. E l’onda esce dal suo contenitore e con un rallentee finale, la parte più discutibile della pellicola, non trascina tutti via. Davvero una potenza visiva e narrativa, un film molto interessante. Se uscendo dal cinema viene da chiedersi perplessi: ”Io cosa avrei fatto al loro posto?”, allora il film di Gansel ha davvero colto nel segno.
|
Premio Collio CinemaAl via il nuovo concorso dedicato ai territori del Collio del Friuli Venezia Giulia Programma Filmstudiodal 17 al 23 febbraio - continua l'omaggio a L. Bunuel Programma cineclub Alphaville
|
|||