Guardrail

Intervista a Eva Clesis

image Titolo: Guardrail
Autore: Angelo Orlando Meloni
Editore: Las Vegas Edizioni
Pagine: 158
Prezzo: 10 €
Tag: intervista

23 Aprile 2009

Di Angelo Orlando Meloni

Eva Clesis, pugliese, ha scritto A cena con Lolita, pubblicato da Pendragon, e Guardrail, Las Vegas edizioni, che ha confermato le sensazioni del primo libro. Guardrail è un’avventura on the road ambientata nella provincia pugliese, la storia di una ragazzina ribelle e della sua lotta per trovare una via di fuga dalla mostruosità che la circonda, lei che da tutti è additata come un piccolo mostro. Opera feroce e struggente, Guardrail testimonia la vivacità della piccola editoria italiana.

Raramente.net ha intervistato l’autrice. 

Com’è nato il libro, da cosa hai preso spunto per descrivere questa tua “favola” on the road?

Lo spunto per il mio secondo romanzo è nato dalla lettura di un libro, L’uomo che mangiò il 747 di Ben Sherwood, e dalla voglia, attraverso la scrittura, di superare un lutto che ha colpito la mia famiglia. Ho creato una protagonista “sensazionale”, ribelle e piena di energia, pronta a combattere per riscattarsi da una vita mediocre. La provincia fa da cornice alla mia storia: il piccolo paese meridionale con la piazza offre un’umanità a scaglioni, non eterogenea come quella metropolitana, ma forse più intensa. 

Alice è un personaggio che si fa amare per le sue caratteristiche squisitamente letterarie, ma che risalta anche perché la cronaca è stracolma di imprese di ragazzini scapestrati in puro stile Arancia meccanica. Ma tra i pischelli che ci regalano qualche minuto di intrattenimento al telegiornale e Alice sembra esserci una grossa differenza.

Quando è uscito Guardrail i pareri si sono divisi. Da un lato ci sono state persone che hanno visto il lato umoristico di certe situazioni, accusandomi di non prendere sul serio la condizione di orfana della protagonista. Dall’altro, gente incazzata per le atmosfere eccessivamente cupe del romanzo, ma soprattutto per personaggi che non si salvano. Io credo che Alice, per quanto senza educazione e piccola delinquente, abbia comunque una sua morale. Il senso di rivalsa la salva, e poi non è un’attaccabrighe, né una che deve cercare in qualche gesto estremo il significato del suo tempo. È una ragazza sulla difensiva, che reagisce solo se attaccata. In più lotta per un obiettivo.  

Quali letture hanno formato Eva Clesis? Ed è possibile rintracciarle nei tuoi romanzi?

Uno scrittore una volta mi definì una lettrice fantasma, credo a ragione. Leggo in pratica quel che mi capita a tiro, senza affezionarmi a qualcosa di particolare, non sono una collezionista di libri e letture. Dall’adolescenza in poi ho letto molti classici che mi fanno da background culturale, ma non le chiamerei letture di formazione. Giusto per farti capire, sulla mia scrivania adesso ho Dave Eggers e William Brandt, roba tutt’altro che classica, ma fino a una settimana fa leggevo Aldous Huxley. Questi salti mi permettono di evitare la tendenza a emulare lo stile di uno scrittore preciso. 

Perché hai scelto una giovane casa editrice come la Las Vegas?

Bisognerebbe aprire una parentesi per chiarirlo, dicendoti che, ad esempio, per pubblicare A cena con Lolita mi ci sono voluti quasi tre anni. La ricerca delle case editrici e la proposta dei miei manoscritti in lettura è una cosa non immediata, soprattutto quando sei agli esordi. Ho quindi cercato di semplificare, e leggendo il blog della casa editrice Las Vegas ho trovato in Malabaila un editore estremamente gentile e disponibile. Questo sebbene pubblicare con una piccola casa editrice significhi non avere una potente distribuzione e attenzione mediatica. Sono cose su cui bisogna lavorarci, ma sono ottimista. 

A cena con Lolita, che trattava di bulimia, a causa del titolo ammiccante ti ha spedita nel calderone delle bad girls, inviso ai sessisti mascherati da intellettuali duri e puri. Che accoglienza ha ricevuto questo tuo primo romanzo, nel quale la copertina dà a credere che “si scopa” (ed è sesso malato), rispetto al secondo, nel quale si affrontano tutt’altre situazioni e il sesso è marginale?

Oddio… La mia intenzione principale, in qualità di “scrittrice”, è di raccontare una storia, cercando per quel che posso di raccontare anche una buona storia. Non voglio per forza affidarmi a un filone narrativo o seguire una certa corrente. Quando ho pubblicato il primo libro c’era l’interesse di chi pensava fosse materiale autobiografico o una variazione sul tema di altri libri, anche molto fortunati, di giovani autrici. C’erano quindi le ironie, i commenti a doppio senso e le curiosità che si rivolgevano alla persona che si celava dietro la pagina. Per carità, ci sono stati anche gli apprezzamenti, ma il luogo comune era dietro l’angolo ed era facile caderci. Il secondo romanzo ha avuto l’accoglienza tiepida di chi cercava in Eva Clesis qualcosa di esclusivamente torbido, la storia piccante, e l’accoglienza positiva di chi ha seguito la storia del libro e basta. E poi è stato bello uscire dal seminato in cui mi volevano gli altri.

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