A morte lo shogun

Dale Furutani

image Titolo: A morte lo shogun
Autore: Dale Furutani
Editore: Marcos Y Marcos
Pagine: 260
Prezzo: 15 €
Voto: 7

21 Aprile 2009

Di Luca Benedetti

Con A morte lo shogun, Dale Furutani – giapponese di origini e americano d’adozione - chiude l’arco narrativo iniziato con Agguato all’incrocio e Vendetta al palazzo di giada e dedicato a Matsuyama Kaze. Siamo nel Giappone del 1600, lo shogun Tokugawa Ieyasu ha da poco consolidato il suo potere e Kaze è ormai un ronin, un samurai senza padrone, ma con un ultimo incarico, ritrovare la figlia dei suoi antichi signori, caduti durante l’ascesa dei Tokugawa. Giunto nella città di Edo, dove la piccola è prigioniera in una casa di piacere, Kaze viene coinvolto nel tentato omicidio del nuovo shogun, un complotto che dovrà inevitabilmente risolvere per raggiungere il suo obiettivo primario. Se questa premessa fa pensare ad un drammatico romanzo storico, lo stesso autore ammette, in calce al libro, che il suo intento con questa serie è di divertire.

Furutani crea, infatti, la figura di un über samurai capace di far incondizionatamente fronte a ninja assassini ed a manipoli di soldati senza tema di sconfitta e disonore, abile nell’arte della spada e del travestimento, nobile nelle scelte e persino bello d’aspetto. Se tanta perfezione rende facile immaginare l’esito della trama, in realtà, va detto che il vero pregio di questi libri risiede altrove.

Più propenso alla commedia che al dramma, Furutani allestisce, innanzitutto, una ricostruzione storica e sociale particolareggiata e molto attenta ai costumi e alle usanze del Giappone feudale.

Con diversi close-up sui personaggi principali, alterna gli scenari più altolocati a quelli più umili, passando per bische, bordelli e teatri – mirabile la rappresentazione kabuki che Kaze improvvisa – con uno sguardo attento alle rigide regole dell’onore e dell’etichetta o alle più semplici consuetudini della tavola o dell’abbigliamento. Kaze stesso, nel suo essere virtuoso, non è fine a se stesso, ma riecheggia nelle sue azioni la spiritualità del buddhismo zen e l’etica del bushido, storicamente formalizzato proprio in quegli anni. Un risultato che trascende la mera narrazione, grazie ad un innesto tanto fluido tra realtà storica e finzione – complice anche una solida traduzione – da mettere a proprio agio anche il lettore meno vicino ad una cultura così remota e lontana.

Sebbene, poi, Furutani metta la parola fine alla saga, negli ultimi capitoli tratteggia perfettamente un solidissimo background per la giovane protetta di Kaze, che non può che far pensare ad un probabile seguito a questa trilogia.

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