Hotel de Dream

Edmund White

image Titolo: Hotel de Dream
Autore: Edmund White
Editore: Playground
Pagine: 240
Prezzo: 16 €
Voto: 7

23 Gennaio 2009

di Angelo Orlando Meloni

Edmund White dopo aver alle stampe la sua autobiografia, My lives, e la biografia di Jean Genet, Ladro di stile, con questo Hotel de Dream si è cimentato in un esercizio “fantabiografico” dal quoziente di difficoltà altissimo, se questa fosse una gara di tuffi. Il gran carpiato di White affonda negli ultimi giorni di Stephen Crane, autore de Il segno rosso del coraggio, e ne riemerge (re)inventando l’ultimo, impossibile romanzo dello stesso Crane. Un indizio vago e mai provato, un abbozzo sui giovani prostituti di New York poi cestinato per paura di scandali, che Stephen vorrebbe portare a compimento (ma nella finzione di Hotel de Dream, ovviamente) e che detterà alla compagna Cora. Abbiamo così un doppio libro, una riscrittura creativa di ciò che sarebbe potuto accadere se tematiche omosessuali esplicite avessero fatto breccia anzitempo. Un cosa-sarebbe-successo-se che nel racconto principale si sposta dalla casa inglese di Crane, con le visite degli amici scrittori (impietoso il ritratto di Henry James), verso un sanatorio in Germania; e che è anche viaggio interiore, rievocazione di una vita che si spegnerà troppo presto, a nemmeno trent’anni, il 5 giugno del 1900. Il romanzo-nel-romanzo si ispira a un ragazzo che Crane avrebbe conosciuto davvero (ma neanche questo è certo, secondo i biografi ufficiali). Un “ragazzo truccato”, Elliott, che nella fantasia di Edmund White/Stephen Crane incontra Theodore, bancario, padre di famiglia, pingue, pavido omettino. Theodore si innamora perdutamente di Elliott e la passione lo porterà a mettere in discussione la sua vita, compresa la costellazione morale che sempre lo aveva guidato. Per farla breve, grossi guai attendono Theodore, e sua la esistenza rischierà di sfaldarsi insieme all’ipocrisia che l’aveva sostenuta.

Hotel de Dream è la storia di una storia che si avvita su un’altra storia fino a raggiungere un finale ineluttabile, un “albergo di sogni” pervasi da un’amarezza di fondo che non oscura la grazia struggente con cui sono stati scritti.

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