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Il fiele e le furieGianni Bonina
13 Maggio 2009 Angelo Orlando Meloni Il fiele e le furie, Ragusa, il caso Spampinato, pubblicato da Hacca edizioni, è l’ultimo libro di Gianni Bonina, giornalista, critico letterario, romanziere, e – tra le altre cose - curatore della rivista letteraria “Stilos”. Già apparsa negli anni Novanta con il titolo Il triangolo della morte, l’inchiesta sulla morte del giovane cronista ragusano Giovanni Spampinato ritorna in libreria (in una nuova stesura) e si fa notare da subito per la precisione con cui è stata condotta dall’autore, un registro sobrio che eccelle per la chiarezza e il rigore della ricostruzione. L’intento è da un lato di fare luce quanto più è possibile sull’omicidio Spampinato, avvenuto il 27 ottobre del 1972 a causa del raptus del figlio di un importante funzionario, Roberto Campria, nonché sulle trame che si intravedono alle spalle del fatto delittuoso in sé, e che riguardano un altro misterioso omicidio avvenuto nel ragusano e mai risolto (sul quale Spampinato aveva indagato e scritto negli ultimi mesi della sua vita), come pure strani traffici, contrabbando compreso, su cui aleggia lo spettro della destra eversiva. Da un altro lato, però, Gianni Bonina tende a chiarire sia la figura dello stesso Spampinato sia il ruolo della stampa locale – che fu oggetto di critiche molto severe, e considerata da un punto di vista morale quasi responsabile del crimine. Il risultato del suo lavoro non è banalmente assolutorio, ma al contrario ne vien fuori un quadro fosco nel quale la corresponsabilità morale non riguarda i colleghi del povero Spampinato, quanto tutta la classe dirigente di una provincia sonnacchiosa, incline (ieri come oggi?) a mettere a tacere ogni possibile scandalo che potesse turbare il suo quieto vivere. Un libro duro, per gli scenari spiacevoli che evoca, un tuffo nel nostro recente passato, negli incubi di una certa Sicilia marginale che si bea proprio della sua marginalità e lo fa ancora oggi in un mondo che cambia in superficie, ma nel quale certe cose, certi equilibri di potere infiocchettati da belle maniere e rispetto sociale continuano a rimanere dannatamente uguali, eterni e immobili. |
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