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L'Italiano che amiamoDal progetto di Matteo B. Bianchi al Dizionario affettivo della lingua italiana
30 Dicembre 2008
“Amo la parola perché per me rappresenta l’alternativa alle incomprensioni e ai silenzi, alle botte e alle umiliazioni e in definitiva alla guerra”. Matteo B. Bianchi e Giorgio Vasta hanno chiamato a raccolta alcuni degli artigiani della parola italiana per intessere il ricamo che Fandango pubblica con il titolo Dizionario affettivo della lingua italiana. Già collaboratori di ‘tina – la rivista letteraria di Bianchi – gli scrittori che costruiscono il periplo attorno al nostro idioma sono cresciuti, hanno cambiato pelle e parole. Ed è proprio da qui che cominciamo: da Parola di Margherita Giacobino, perché è proprio di questo che si sta discutendo. Gingillarsi con nomi, verbi e avverbi è semplice per chi maneggia le parole come un giocoliere le clave. Tuttavia il percorso affettivo che il lettore e gli autori a loro volta fanno possono portarci per strade impervie e sconosciute. Cosa significherà davvero Fabio (forse è molto di più di una parola – in ogni caso pesa più di Metempsicosi…) per Andrea Mancinelli? E cosa vuol dire per davvero Asterismo secondo Alessandro Carrera? Per Diego De Silva il lemma Vieni implica La celebrazione ansimata di un ritorno stremato e felice in un luogo da cui si è andati via insieme. Ecco un fulgido esempio a riprova della teoria per cui sono loro – gli scrittori – a prendersi in carico la fatica di dare forma linguistica ai pensieri delle persone comuni, che da sempre hanno dentro di loro il senso sotteso. Coraggio
Secondo Nicola Lagioia, il coraggio è correre nudi verso la meta dei propri desideri e della propria vocazione più autentica. Vedi Enrico Brizzi, l’uomo che rinunciò a scrivere il seguito di un libro che l’avrebbe reso un Moccia ante litteram, solo un po’ più snob e (forse) meno calvo. Sfogliare il Dizionario non è solo un utile esercizio per rinfrescare parole perdute come Sfranto (Piersandro Pallavicini) o Molcere (Paola Barbato). Può diventare una ghiotta occasione anche per scrutare nel panorama di quell’editoria di frontiera e con le sue frontiere labili e attraversate continuamente da piccoli scrittori che raggiungono la vetta o viceversa. E avere il coraggio di ammettere di non conoscere, di aver peccato nell’esaltare troppo presto o nell’aver sminuito troppo tardi. Avere il coraggio anche di ammettere di non aver letto che, come dice Roberto Alajmo, oggi pure ci si vanta di non aver mai letto un libro. Ci vuole del coraggio. Resistenza
Questi 330 autori resistono al sopravanzare del sostantivo generalizzante: i vari coso, cioè, dai, voglio dire. Queste 315 voci sono state raccolte per costruire un viaggio immaginario in una terra a volte dimenticata, a vote violentata, a volte poco considerata che è la parola. Ma, al contrario di ciò che si può pensare, il Dizionario non diventa mai noioso o pedagogico. Come dice Mariolina Venezia, Io faccio resistenza. […] C’è la resistenza dei partigiani, quella della lampadina e quella che ci vuole per andare avanti. La parola è potere, è una forma di resistenza contro l’imbarbarimento sociale. È una forma di altruismo, di attenzione e cura (parola-mondo, secondo Roberto Deidier), verso se stessi e gli altri. 330 voci per 315 parole: possiamo ricominciare anche solo da qui. E siccome questa recensione divaga fra autori, parole e racconti, annuite pensando che Scrivere, naturalmente, è sempre divagare: e il momento in cu si divaga è forse quello in cui ci si avvicina di più ad essere liberi (Ernesto Aloia).
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Edizioni Ambiente, VerdeNero: Il paese dKowalski: L'uccisore di SetaMarcos y Marcos: Francobollo d'addio
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