L'ultima parata di Moacyr Barbosa

Darwin Pastorin

image Titolo: L'ultima parata di Moacyr Barbosa
Autore: Darwin Pastorin
Editore: Mondadori
Pagine: 200
Prezzo: 12 €
Voto: 6

12 Novembre 2008

Ci sono tante cose nel libro di Darwin Pastorin, L'ultima parata di Moacyr Barbosa. C'è il calcio, il Brasile, il sole dell'estate, gli italiani in cerca di fortuna, i tifosi, gli anni '50, i poveri, il dubbio, la sorte, la sfortuna. C'è anche un po' di epica dello sport che non guasta mai. C'è la differenza tra quello che c'è e quello che non c'è mai stato; ci sono le cose, che chissà come fanno, non saranno mai più, anche se non sono mai state. E poi c'è Moacyr Barbosa. L'orfano, l'errore di Dio, la svista del caso. Nato sbagliato. Nato ieri. Nato nero in un Brasile che dei neri non si fida: "teste quadrate, bisogna tenerli lontani dalla porta".

Moacyr però, negli anni, fece e disfece tanto da riuscire a diventare portiere della nazionale di quel Brasile diffidente. E dopo essere diventato portiere arrivò a un passo dal diventare eroe, re, Dio. Allo stadio Maracana, poi, durante la finale della coppa Rimet, nel 1950, incontrò un altro sbaglio di Dio. A undici minuti dalla fine della partita incontrò un pallone come gli altri, anzi un po'più moscio, nato come passaggio e che non riesce a essere nemmeno quello, ma che invece di finire in un punto qualsiasi come tutti i passaggi sbagliati di questo mondo, continua a rotolare. Fin dentro l'area,
fino alle mani di Moacyr. Per un istante i due sbagli di Dio coincidono. Quasi si guardano negli occhi. Solo uno dei due sbagli di Dio può diventare re, l 'altro rimarrà sbaglio. Poi il pallone scivola via. Sembra che stia andando a prendersi quello che è convinto gli spetti e che vuole. Rotola nell'aria. Supera la linea bianca, beffa i pali e buca la porta. Moacyr a terra, nella polvere. E' lui lo sbaglio rimasto sbagliato. Il re è l'altro. Lo stadio Maracanà gela, l'Uruguay esplode. Gli anni passarono e il Brasile, poi, vinse di tutto. Moacyr Barbosa morì solo e povero, con la nomea di portare sfortuna. Quando porti sfortuna nessuno ti vuole intorno: non solo sei lo sbaglio di Dio ma porti pure sfiga. Nel 1993 poco prima del mondiale di USA '94, Moacyr volle andare a salutare la nazionale in ritiro. Prese il coraggio e la faccia, li mise insieme e andò dalla sua squadra. Fu fermato ai cancelli. Le
autorità sportive non gradivano la sua presenza: vecchio, povero, e jettatore. Non gli aprirono neppure il cancello Moacyr rimase un po' lì.  Sotto il sole, fermo a guardare il cancello chiuso. Fermo nella polvere. Ma cosa credevi Moacyr?

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