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"L'unica gioia al mondo è cominciare. E' bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, a ogni istante. " Cesare Pavese
RecensireMassimo Onofri
20 Aprile 2009 Stefania Leo “I libri si leggono con la saggezza oppure con il batticuore”. Emanuele Trevi, Istruzioni per l’uso del lupo Quando ho iniziato a scrivere recensioni, l’unico obiettivo che avevo era far conoscere agli altri i libri che avevo amato tra quelli recentemente pubblicati, un po’ sconosciuti, ma soprattutto ignorati. Tutta una questione di batticuore, insomma. Poi, col tempo, anche di saggezza. Iniziare senza guida o maestri non è mai facile perché, proprio come uno scrittore, chi recensisce deve trovare il giusto ritmo, il registro più accattivante, il coltello più affilato con cui infliggere una ferita deliziosa e mortale: il desiderio di lettura. Quando ho saputo che Massimo Onofri, da sempre punto di riferimento come critico letterario, aveva modellato un piccolo manuale dal titolo Recensire, ho pensato che, passati anni dal primo ingenuo articolo, fosse giunto il momento di capire davvero di cosa parliamo quando parliamo di recensioni. “Che cos’è la recensione? È un genere letterario specifico, rigorosamente definibile? O non è, piuttosto, una modalità del pensiero e della scrittura, tale da poter coincidere con la critica letteraria?” Partendo da questa domanda, Onofri articola il ragionamento, fondando la definizione di recensore con le parole di Cesare Garboli: il critico letterario è “un lettore che legge solo per scrivere”. Un lettore che scrive per informare, ma anche solo per diffondere “l’aroma” di un libro, tanto per rubare le parole di Cesare Cases. Srotola gli strumenti del mestiere sul banco, Onofri: la scheda e la sua opportunità, il riassunto e il suo corretto uso, la scrittura chiara, quella oscura e la facilità con cui trovare la chiarezza nella prosa più ostica. L’autore non lesina incursioni nella letteratura che della vita (e anche della morte) della recensione si è occupata. Ed ecco le citazioni tratte dai lavori di Cesare Cases, Cesare Garbali, Franco Fortini, Raffaele Manica, Emanuele Trevi, Alfonso Berardinelli. Delizioso il ritratto di alcune personalità del pianeta Recensire, come Antonio D’Orrico, che sul “Corriere Magazine” elegge a cadenza quasi mensile un nuovo (a volte poco opportuno) vate della letteratura nazionale, restando a dispetto di megalomania e sviste grossolane, uno dei pochi giornalisti capaci di produrre effetti concreti sulle vendite in libreria. Infine merito va dato all’autore per il capitolo Elogio della stroncatura. Questa declinazione del genere recensione va usata oculatamente, dedicandola per lo più a scrittori celebri o mediocri ma patologicamente osannati (vedi Agus, Niffoi e altri). Come possono una recensione e, ancor di più, la critica letteraria dimostrare la loro utilità a dispetto di tanta inutile letteratura? Dice Onofri: la critica va intesa “come costruzione di senso nella vita del lettore”. E com’è possibile districarsi oggi in un surplus di segni significanti e, più spesso, insignificanti? Forse una risposta può essere ricercata con una finale citazione di Maurizio Cucchi tratta dal capitolo In uscita: e molto velocemente: “è molto, ma molto più creativo […] essere un buon lettore che un mediocre e cattivo scrivente”. Quindi se dovete scegliere di investire un piccolo capitale in un corso di scrittura creativa, vagliate una seconda e più allettante opzione: perché non investire in semplici, tradizionali e irresistibili libri da leggere? |
Edizioni Ambiente, VerdeNero: Il paese dKowalski: L'uccisore di SetaMarcos y Marcos: Francobollo d'addio
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